da Tecnicadellascuola.it

di Pasquale Almirante

La prima iniziativa che ha preso il ministro Valditara, è dunque quella di incominciare a mettere ordine nella faccenda della cosiddetta regionalizzazione dell’istruzione. Una proposta abbastanza antica e che ha fatto sempre parte importante del programma del Centrodestra, e in particolare della Lega di Salvini che l’ha sollecitata fin dal suo apparire nella scena politica italiana già ai tempi di Bossi.

Chiamata pure autonomia differenziata, in riferimento alla scuola, si intende, in soldoni, attraverso di essa determinare i programmi di studio, istituire il reclutamento e definire retribuzioni e possibilità di spostamento da una sede ad un’altra solo in ambito regionale. 

In altre parole, con la regionalizzazione della scuola si andrebbe all’assunzione diretta degli insegnanti nei ruoli regionali, per cui la scuola non diventa più di sola pertinenza statale, ma regionale come sta avvenendo con la sanità e il cui esempio più chiaro è stata la gestione caotica fra le regioni nel corso della pandemia.

Ma cosa prevede in particolare l’autonomia regionale differenziata? 

La regionalizzazione della scuola prevede la differenziazione dell’organizzazione della didattica, dello scorrimento delle graduatorie degli insegnanti e della loro retribuzione. In particolare, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno chiesto di:

  • differenziare la programmazione, l’offerta formativa e i percorsi di alternanza scuola-lavoro;
  • disciplinare autonomamente l’assegnazione di contributi alle istituzioni scolastiche paritarie;
  • regionalizzare i fondi statali per il diritto allo studio, anche universitario;
  • regionalizzare il trattamento economico del personale scolastico.

In altre parole, la proposta sembra voler creare sistemi scolastici differenziati, basati sulle risorse economiche delle singole Regioni e senza tener conto del principio dell’unitarietà dell’istruzione.

Con conseguenze: inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; retribuzioni, sistemi di reclutamento e di valutazione disuguali e percorsi educativi diversificati. 

L’ipotesi che si fa strada è quella di un progetto che potrebbe smantellare l’intera tenuta unitaria del sistema nazionale, in un contesto nel quale già esistono forti squilibri fra aree territoriali e regionali.

 Questa la proposta di autonomia della Regione Veneto 

1) – 2) Norme generali sull’istruzione – Istruzione: sono attribuite alla Regione del Veneto le competenze legislative e amministrative dirette a: a) consentire l’ottimale governo, la programmazione, inclusa la programmazione dell’offerta formativa e della rete scolastica – compresi l’orientamento scolastico, la disciplina dei percorsi di alternanza scuola-lavoro – la programmazione dell’offerta formativa presso i Centri Provinciali Istruzione Adulti e la valutazione del sistema educativo regionale, in coerenza con gli elementi di unitarietà del sistema scolastico nazionale e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche; b) disciplinare l’assegnazione di contributi alle istituzioni scolastiche paritarie con le correlate funzioni amministrative; c) regionalizzare i fondi statali per il sostegno del diritto allo studio e del diritto allo studio universitario; d) regionalizzare il personale della scuola, compreso il personale dell’Ufficio scolastico regionale e delle sue articolazioni a livello provinciale