da Repubblica.it

di Ilaria Venturi

Tre strade per arrivare al concorso e alla cattedra di ruolo alle medie e superiori, una più agevolata per i precari storici. Più formazione - 60 crediti - tra teoria e tirocini, in aggiunta alla laurea magistrale o a ciclo unico per l'abilitazione: di fatto un reintegro del vecchio Tfa, il corso universitario di formazione e abilitazione alla professione di docente. E scatti di stipendio non solo per anzianità, ma legati a chi frequenta un percorso di formazione e di aggiornamento permanente. Il punto più delicato, destinato a scatenare le ire dei sindacati.

Ecco la prima bozza di riforma che, così come vuole il Pnrr, deve arrivare entro giugno in porto. Il decreto, messo a punto dei ministeri all'Istruzione e all'Università, sta circolando in questi giorni e sarà presentato oggi ai sindacati della scuola dal ministro Patrizio Bianchi. Che ha mantenuto la promessa già fatta: i concorsi saranno annuali. L'obiettivo è arrivare entro il 2024 a 70mila immissioni in ruolo.

Una nuova riforma dopo le tante già viste in 20 anni - dalle Ssis alla laurea abilitante per la primaria - per portare gli insegnanti in cattedra. L'ennesima, si spera l'ultima reclamano da più parti gli esperti che chiedono di slegare l'accesso alla professione insegnante dalle maggioranze politiche assai variabili di governo.

Il dibattito era acceso da tempo, complice anche il concorso ordinario per la secondaria di primo e secondo grado in corso e che sta mostrando tutti i suoi limiti: un quizzone preselettivo che boccia l'80% dei candidati, e dunque non porta nemmeno a coprire le cattedre vacanti, errori e ricorsi a raffica.

La formazione iniziale

La bozza di decreto prevede un percorso unitario di formazione, selezione e prova con l'obiettivo di accertare competenze culturali e disciplinati, competenze "proprie della professione docente" (pedagogiche, relazionali, organizzative, tecnologiche), la "capacità di progettare percorsi didattici flessibili e adeguati al contesto scolastico". Alle università è demandato il compito della formazione iniziale: la laurea magistrale o a ciclo unico e, in aggiunta, 60 crediti (ora sono 24) metà dei quali di un tirocinio diretto presso le scuole e di uno indiretto con prova finale, ovvero una lezione simulata. 

I 60 crediti potranno essere acquisiti durante la magistrale o negli ultimi due anni della laurea a ciclo unico: valgono l'abilitazione. Dal punto di vista dello studio (teorico e pratico) pesano metà percorso di una magistrale che è di 120.

Abilitazione all'insegnamento

L’abilitazione all’insegnamento- recita la bozza di decreto - nelle scuole secondarie di primo e secondo grado "si consegue a seguito dello svolgimento del percorso universitario di formazione iniziale di almeno 60 crediti formativi universitari o accademici e del superamento, presso i centri universitari di cui all’articolo 3, della prova finale del suddetto percorso".

Il concorso

I concorsi saranno banditi ogni anno sul modello di quelli della pubblica amministrazione: un'unica prova scritta con più quesiti a risposta multipla (la prova valutata al massimo 100 punti, è superata da chi ne consegue almeno 70) l'orale e la valutazione dei titoli.

Tre le strade per accedere al concorso nazionale, su base regionale (o interregionale). Conseguire 30 crediti, 15 di tirocinio, presentarsi al concorso e, se lo si passa, completare l'acquisizione dei rimanenti 30 crediti, e dunque abilitarsi, nell'anno di prova. Presentarsi al concorso già abilitati (con 60 Cfu): una scelta che dà il vantaggio di avere un punteggio in più nella selezione. Infine, la strada riservata ai precari storici, con almeno 36 mesi di servizio (anche non continuativi negli ultimi 5 anni): possono accedere direttamente al concorso.

La doppia graduatoria

Per ciascuna sede concorsuale sono compilate due graduatorie dei vincitori per ogni classe di concorso: la prima graduatoria comprende i soggetti in possesso dell’abilitazione specifica sulla classe di concorso, la seconda i soggetti che abbiano partecipato al concorso con i requisiti minimi. I vincitori in possesso dell’abilitazione specifica sulla classe di concorso sono immessi in ruolo con precedenza, gli altri collocati in posizione utile nella seconda graduatoria sono immessi in servizio con contratto a tempo determinato part-time nel limite dei posti vacanti e disponibili residui annualmente autorizzati.

La scuola di alta formazione

Il decreto istituisce la Scuola di alta formazione del sistema nazionale pubblico per promuovere la formazione in servizio dei docenti in ruolo.  Sarà guidata da un segretario nominato dal ministro all'Istruzione.

Gli scatti di stipendio

Viene previsto un sistema di "progressione stipendiale accelerata", parallela agli scatti di anzianità settennali che rimangono da contratto, per gli insegnanti che frequentano, con profitto superando periodiche prove valutative intermedie, percorsi di formazione e aggiornamento permanente selezionati e certificati dalla Scuola di alta formazione.

Il percorso di formazione e aggiornamento permanente è articolato in cinque gradi. Il primo grado è conseguito al termine di un percorso di durata quadriennale. Tutti i successivi gradi, dal secondo al quinto,durano 5 anni. Ogni livello si conclude a seguito di una verifica finale collegata anche a una "valutazione del miglioramento dei risultati scolastici degli alunni degli insegnanti che accedono al percorso di formazione e aggiornamento". Non è chiaro su quetso punto se saranno utilizzate le prove Invalsi che nemmeno sono su tutte le discipline.

Al raggiungimento di ogni livello di formazione scatta la progressione salariale prevista dalla contrattazione nazionale attualmente legata esclusivamente all’anzianità di servizio.