Vecchie polizze vita dimenticate: alcune possono valere più del previsto, controlla la tua

Stai svuotando i mobili per il trasloco, apri un cassetto un po’ a caso e ti ritrovi in mano una cartellina con il logo sbiadito di una vecchia compagnia. Dentro salta fuori una polizza vita, firmata chissà quando, forse venti o trent’anni fa. Capita perché tanti contratti di quegli anni includevano tassi garantiti e rivalutazioni.

Perché certe vecchie polizze sorprendono ancora oggi

Le polizze vita di qualche anno fa, quelle di “vecchia generazione”, spesso erano pensate in modo diverso rispetto a tante proposte che si vedono adesso. In alcuni casi prevedevano un rendimento minimo garantito, cioè una soglia sotto la quale il capitale non veniva lasciato scendere, insieme a una rivalutazione annuale legata ai risultati della gestione finanziaria della compagnia.

Un contratto lasciato lì per anni potrebbe aver continuato a crescere di valore seguendo le regole fissate all’inizio. Non funziona allo stesso modo per tutte le polizze, perché pesano molto la data di sottoscrizione, il tipo di contratto, la durata, i costi e le condizioni scritte.

Chi si occupa di successioni o di consulenza patrimoniale: gli eredi guardano a conti correnti e case, il resto quasi sparisce, e le polizze finiscono spesso in fondo al mucchio.

I numeri delle polizze dormienti in Italia

Dai dati resi noti da IVASS emerge che quello delle polizze dormienti, in Italia, è un fenomeno.

Questi sono i dati che vengono nominati più spesso:

  1. Oltre 1 miliardo di euro è, più o meno, la stima complessiva delle polizze dormienti in Italia.
  2. Le polizze già “risvegliate” indicate da IVASS sono circa 82.000, per un totale che arriva a circa 1,2 miliardi di euro.
  3. Le verifiche fatte insieme all’Agenzia delle Entrate hanno toccato 187.493 polizze, per un valore vicino ai 3,5 miliardi di euro.

Attenzione alla prescrizione

Il diritto alla riscossione, infatti, si perde dopo 10 anni.

Il termine inizia a contare da:

  1. a partire dalla data del decesso, per le polizze caso morte
  2. a partire dalla scadenza del contratto, per le polizze di risparmio o a capitale differito

Se i 10 anni passano senza che nessuno faccia nulla, le somme vengono spostate nel Fondo Rapporti Dormienti, gestito da CONSAP.

Come riuscire davvero a tenere tutto sotto controllo, senza impazzire

Il primo controllo è molto facile. Dai un’occhiata a:

  1. vecchie cartelline o fascicoli assicurativi
  2. ricevute o quietanze dei premi pagati
  3. lettere che la compagnia inviava ogni anno
  4. eventuale indicazione di un beneficiario
  5. numero di polizza o il nome dell’agenzia di riferimento

Ci si rivolge alla compagnia oppure si può chiedere indicazioni a IVASS. Meglio avere a portata di mano un documento, il codice fiscale, il certificato di morte dell’assicurato e ogni dato utile che compaia su quei vecchi moduli.

Il valore maturato non sempre è lo stesso importo che avevi versato all’inizio. Tra rivalutazioni, costi e tasse, il risultato finale dipende dal singolo contratto.

Il quadro normativo da avere in mente nel 2026

Nel 2026 entrano in gioco anche due aspetti da considerare.

Il primo punto tocca l’imposta di bollo: dal 2025 il pagamento diventa su base annuale, mentre quanto maturato tra il 2012 e il 2024 viene spalmato in più tranche, 50% entro giugno 2025, 20% nel 2026, un altro 20% nel 2027 e il restante 10% entro giugno 2028.

Il secondo è il nuovo Fondo di Garanzia IVASS, introdotto nel 2026, con una copertura fino a 100.000 euro per ogni assicurato e per ciascuna compagnia in caso di insolvenza, sia per imprese italiane sia per quelle extra UE che rientrano nelle regole previste.

Se in casa salta fuori una vecchia polizza dimenticata in un cassetto, meglio darle un’occhiata con calma, documenti sotto mano, per capire se è solo un ricordo lasciato lì da anni o un capitale da considerare.

Redazione Pontina News

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