Sanatoria abusi edilizi: ecco cosa si può sanare con le nuove leggi e cosa no

C’è un momento, quando stai per vendere casa o avviare una ristrutturazione, in cui spunta quella frase che nessuno vorrebbe sentire: “Qui c’è una piccola difformità”. Piccola, sì, ma capace di bloccare tutto. E proprio da queste situazioni quotidiane nasce il senso delle novità collegate alla Legge di Bilancio 2026: non un “liberi tutti”, bensì una strada più chiara per regolarizzare ciò che è davvero sanabile e, soprattutto, per non perdere i bonus edilizi.

La novità che interessa (quasi) tutti: bonus anche su immobili già condonati

La Legge di Bilancio 2026, per come è stata impostata nelle sue linee operative, apre un punto cruciale: l’accesso ai bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus e bonus mobili anche per immobili che in passato sono stati condonati o sanati con i condoni del 1985, 1994 e 2003.

Il dettaglio che fa la differenza è uno: la pratica deve essere definitivamente chiusa, con titolo rilasciato. Se il condono è ancora “appeso”, niente scorciatoie.

Tra gli incentivi citati più spesso:

  • Bonus ristrutturazioni 50% fino a 96.000 euro (in particolare per abitazione principale).
  • Bonus mobili 50% fino a 5.000 euro.
  • Altri strumenti per efficienza e sicurezza, come ecobonus e sismabonus, se rispettati requisiti tecnici e amministrativi.

Sanatoria sì, ma selettiva: cosa si può sanare davvero

Qui arriva la parte più importante, quella che evita illusioni. Non siamo davanti a un condono tombale generalizzato. L’impianto punta su difformità minori e storiche, con regole più nette e sanzioni “standard” per chiudere il cerchio.

In concreto, tende a rientrare in un perimetro sanabile ciò che:

  1. Riguarda difformità precedenti al 1° settembre 1967, con una lettura più ampia delle tolleranze per immobili molto datati.
  2. Consiste in errori progettuali, lievi scostamenti esecutivi, piccoli interventi non correttamente rappresentati, quelli che spesso emergono durante una perizia per mutuo, una successione o una compravendita.
  3. È conforme alle norme urbanistiche, ai vincoli e alle regole edilizie applicabili, in un percorso che deve allineare anche lo stato di fatto e i dati in catasto.
  4. Rientra in pratiche di condono 1985, 1994 o 2003 ancora aperte, che i Comuni possono portare a chiusura entro il 31 marzo 2026, se la documentazione è completabile.

Questo è il “cuore” della misura: rendere più gestibili e meno aleatorie quelle situazioni che non cambiano davvero il carico urbanistico, ma impediscono interventi utili di riqualificazione.

Sanzioni: quanto si paga (e perché conviene fare ordine)

Un altro aspetto che cambia la percezione della sanatoria è la maggiore prevedibilità delle sanzioni. Si parla di importi che, in base alla casistica, partono da circa 516 euro per situazioni semplici e possono salire, per difformità più rilevanti, in fasce come 1.032 euro fino a circa 10.328 euro.

Non è “economico” in senso assoluto, ma spesso è meno costoso di:

  • una vendita saltata,
  • un contenzioso,
  • o il blocco di lavori incentivati.

Prima i documenti, poi i lavori: il passaggio che molti sottovalutano

C’è una regola pratica che conviene tatuarsi mentalmente: prima di avviare lavori agevolati, vanno sanate le irregolarità residue. Anche se l’immobile ha un vecchio condono, basta una difformità rimasta fuori per complicare l’accesso ai bonus o la regolarità delle pratiche.

Ed è qui che la Legge di Bilancio 2026 si collega a un orientamento più recente, anche alla luce della sentenza Corte Costituzionale n. 119/2024, che ha inciso sul tema delle esclusioni automatiche e sul rapporto tra regolarizzazione e premialità.

Cosa NON si può sanare: i confini che restano (giustamente) rigidi

Per evitare equivoci, ecco i casi che, nella sostanza, restano fuori:

  • Abusi in aree vietate o in contrasto con vincoli e norme urbanistiche, dove manca la conformità richiesta.
  • Interventi che configurano incrementi volumetrici eccessivi o nuove costruzioni abusive realizzate in epoche non coperte dai vecchi condoni.
  • Situazioni destinate a demolizione quando la legge non consente regolarizzazione.

In più, è importante distinguere: il condono edilizio come riapertura generale non risulta inserito, in questa cornice, come misura “tombale”. Si parla piuttosto di sanatorie “a regime” per irregolarità formali o minori, senza incoraggiare nuovo abusivismo.

Come muoversi senza sbagliare (e senza perdere i bonus)

Se ti trovi davanti a una difformità, il percorso più solido è semplice:

  • verifica titolo edilizio e stato legittimo,
  • controlla vincoli e conformità,
  • aggiorna elaborati e dati catastali,
  • chiudi eventuali condoni pendenti,
  • solo dopo pianifica gli interventi incentivati.

La verità è che le nuove regole non promettono miracoli, però offrono qualcosa di prezioso: un sentiero più praticabile per rimettere in ordine il passato, e finalmente poter investire sul futuro della casa, con bonus e pratiche più pulite.

Redazione Pontina News

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