Pensione contributiva anticipata: chi può richiederla e a che età

Ti capita mai di guardare l’estratto conto contributivo e pensare, “Ok, ma io quando potrò davvero smettere?”. Se hai iniziato a versare contributi dopo il 1996, la risposta potrebbe essere più vicina del previsto, ma con tre “porte” da aprire tutte insieme: età, contributi effettivi e importo minimo della pensione. È qui che entra in gioco la pensione contributiva anticipata, una misura spesso citata, a volte confusa, eppure molto concreta.

Che cos’è la pensione contributiva anticipata (e per chi esiste davvero)

La pensione contributiva anticipata è pensata per chi rientra nel cosiddetto sistema contributivo puro, cioè chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 e non ha anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

In pratica, riguarda chi non ha “pezzi” di carriera nel vecchio sistema retributivo o misto, e la cui pensione dipende in modo diretto da quanto ha versato nel tempo e dalla trasformazione del montante contributivo.

Un riferimento utile per capire il quadro generale è il sistema pensionistico italiano, perché molte differenze tra misure nascono proprio dalla data di inizio contribuzione.

I requisiti principali (confermati fino al 2026)

Qui conviene essere molto chiari: non basta “avvicinarsi” ai requisiti, devono combaciare.

1) Età: 64 anni (fino al 31 dicembre 2026)

Per il 2026 il requisito anagrafico resta 64 anni. Dal 2027 è previsto un adeguamento legato alla speranza di vita, quindi si passa a 64 anni e 1 mese (e poi, nel tempo, potrebbero esserci ulteriori scatti).

2) Contributi: almeno 20 anni, ma solo se “effettivi”

Servono almeno 20 anni di contribuzione effettiva. Questo è uno degli aspetti che sorprende di più, perché non tutti i contributi “contano” allo stesso modo.

Sono validi, in sintesi:

  • contributi obbligatori (da lavoro)
  • contributi volontari
  • contributi da riscatto (per esempio laurea, se riscattata)

Non valgono, per raggiungere i 20 anni minimi, i contributi figurativi come:

  • malattia
  • disoccupazione (NASpI)
  • infortuni
  • alcune coperture assimilate

Quindi il consiglio pratico è uno: controlla non solo “quanti anni”, ma che tipo di anni.

3) Importo minimo: la soglia che fa davvero la differenza

La pensione contributiva anticipata richiede che la prima rata sia almeno pari a:

  • 3 volte l’importo mensile dell’assegno sociale

Ci sono però riduzioni importanti per le donne:

  • 2,8 volte con un figlio
  • 2,6 volte con due o più figli

In termini pratici, nel 2025 questa soglia è stata indicata intorno a 1.616 euro (valore variabile perché legato alla rivalutazione dell’assegno sociale). È il motivo per cui molte persone, pur avendo età e contribuzione, restano “bloccate”: manca l’ammontare minimo.

Quando decorre la pensione: la finestra di 3 mesi

Anche se maturi i requisiti oggi, non vai in pensione domani. La decorrenza avviene dopo una finestra mobile di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti. È un dettaglio che incide sulla pianificazione, soprattutto se stai coordinando dimissioni, TFR e ultima busta paga.

Non confonderla con la pensione anticipata ordinaria

Qui nasce l’equivoco più comune. La pensione anticipata ordinaria non guarda l’età, ma solo la quantità di contributi e non prevede una soglia minima di importo.

I requisiti tipici sono:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
  • 41 anni e 10 mesi per le donne

La pensione contributiva anticipata, invece, è un “triangolo” di condizioni: 64 anni + 20 anni effettivi + importo minimo. Se ti manca anche solo un lato, non si entra.

Checklist rapida: come capire se sei vicino

Per orientarti senza perderti nei dettagli, prova a rispondere a queste domande:

  1. Hai iniziato a versare contributi dal 1996 in poi e non ne avevi prima?
  2. Arrivi a 64 anni entro il 2026 (o accetti l’adeguamento dal 2027)?
  3. Hai 20 anni effettivi (non solo “totali”)?
  4. La tua pensione stimata supera la soglia minima (3x assegno sociale, o 2,8x/2,6x se hai figli)?

Se anche una sola risposta è incerta, la mossa più sensata è verificare l’estratto conto e una simulazione con una richiesta mirata all’INPS, perché piccole differenze (un periodo figurativo in più, una settimana mancante, un riscatto non accreditato) possono cambiare tutto.

La risposta finale alla domanda “chi può richiederla e a che età?”

Può richiederla chi è nel contributivo puro (dal 1996), raggiunge 64 anni (nel 2026), ha almeno 20 anni di contributi effettivi, e matura una pensione di importo sufficientemente alto rispetto all’assegno sociale (con soglie ridotte per le donne con figli). Con una finestra di 3 mesi, è una possibilità reale, ma solo per chi arriva preparato ai tre requisiti, non a due su tre.

Redazione Pontina News

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