Aumento pensioni: ecco le nuove cifre aggiornate in base all’inflazione

C’è un momento dell’anno in cui tanti, quasi in silenzio, fanno lo stesso gesto: guardano il cedolino e cercano una riga che dica “qualcosa in più”. Dal 1° gennaio 2026 quel “qualcosa” c’è, ma è piccolo, quasi timido, perché l’adeguamento all’inflazione riconosciuto alle pensioni è pari all’1,4%, calcolato sulla base degli indici dei prezzi al consumo comunicati da ISTAT.

Perché aumenta la pensione (e perché non per tutti allo stesso modo)

L’idea è semplice e, sulla carta, anche rassicurante: se i prezzi salgono, la pensione deve provare a tenere il passo, per non perdere potere d’acquisto. Questo meccanismo si chiama rivalutazione ed è legato all’andamento dell’inflazione.

Il punto, però, è che non tutti ricevono lo stesso incremento percentuale. Dal 2026 continua a valere un sistema a scaglioni: più alta è la pensione rispetto al trattamento minimo INPS, più bassa è la quota di inflazione che viene riconosciuta.

Come funziona la rivalutazione a scaglioni nel 2026

Il riferimento pratico è il trattamento minimo, che nel 2026 arriva a 611,85 euro mensili (circa 7.954 euro annui). Su questa soglia si costruiscono le fasce.

Ecco gli scaglioni principali:

  • 100% dell’inflazione (1,4%) per pensioni fino a 4 volte il minimo (circa 2.413,60 euro)
  • 90% dell’inflazione (1,26%) per pensioni tra 4 e 5 volte il minimo (fino a circa 3.017 euro)
  • 75% dell’inflazione (1,05%) per pensioni oltre 5 volte il minimo

In pratica, chi sta sotto certe soglie “prende tutta” la rivalutazione, chi le supera la prende solo in parte. È un dettaglio tecnico, ma è proprio qui che si sente la differenza tra un aumento percepibile e uno che si perde tra bollette e spesa.

Le nuove cifre: trattamento minimo e aumenti tipici

Partiamo dalla base, perché spesso è lì che si capisce il senso di tutto.

Il trattamento minimo INPS passa da 603,40 a 611,85 euro: un incremento lordo di 8,45 euro al mese. Non è una cifra che cambia la vita, ma è l’aggiornamento previsto dal meccanismo di adeguamento.

Per rendere tutto più concreto, questi sono alcuni esempi di aumenti mensili lordi con inflazione all’1,4%:

  • Pensione minima: +8,45 euro (da 603,40 a 611,85 euro)
  • Pensione di 2.000 euro: +28,00 euro (a 2.028,00 euro)
  • Pensione di 2.500 euro: +34,88 euro (a 2.534,88 euro)
  • Pensione di 3.000 euro: +41,39 euro (a 3.041,39 euro)
  • Pensione di 3.500 euro: +46,46 euro (a 3.546,46 euro)

Per chi si colloca nelle fasce più alte, il calcolo reale può discostarsi leggermente proprio per via degli scaglioni: non sempre l’aumento “pieno” si applica all’intero importo nello stesso modo.

“Aumenti piccoli”: cosa significa davvero nella vita quotidiana

Quando si parla di aumenti “contenuti”, non è solo un giudizio astratto. Vuol dire che, anche con la rivalutazione, molte persone continuano a percepire un divario tra la crescita della pensione e l’aumento dei costi reali, come alimentari, utenze, affitti e spese sanitarie.

E qui entra in gioco la sensazione più comune: l’aumento c’è, è vero, ma spesso non basta a recuperare ciò che si è perso nei mesi precedenti, soprattutto se si guarda al carrello della spesa invece che alle statistiche.

Attenzione: rivalutazione provvisoria e conguaglio nel 2027

Un’ultima cosa, importantissima, che molti scoprono solo dopo: la rivalutazione del 2026 viene applicata in via provvisoria. Questo significa che l’indice usato è quello comunicato nel frattempo e potrà essere corretto quando arriverà il dato definitivo.

Il risultato è un possibile conguaglio nel 2027: se l’inflazione definitiva sarà diversa, gli importi potranno essere adeguati di conseguenza. È come una regolazione finale, una sorta di “saldo” che chiude i conti.

In sintesi: cosa aspettarsi dal 2026

Se stai cercando la risposta secca, è questa: dal 1° gennaio 2026 le pensioni aumentano, ma con percentuali differenziate e con incrementi mediamente modesti. Il meccanismo c’è, protegge in parte, ma non sempre riesce a inseguire davvero il costo della vita. E proprio per questo, controllare la propria fascia e capire gli scaglioni diventa il modo più semplice per non farsi sorprendere dal cedolino.

Redazione Pontina News

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