Ceramiche antiche italiane che valgono una fortuna: controlla se hai questi pezzi riconosciuti dagli antiquari

A volte basta aprire una credenza che non tocchi da anni per sentire quella piccola scossa: e se quel piatto un po’ scheggiato, ereditato “dalla zia”, fosse molto più di un ricordo? Con le ceramiche antiche italiane succede davvero. Alcuni pezzi, soprattutto se ben conservati e riconoscibili dagli antiquari, possono valere cifre importanti, anche quando a casa sembrano oggetti qualunque.

Perché certe ceramiche valgono così tanto

Il valore nasce quasi sempre dall’incrocio di più fattori, come in un identikit. Un singolo dettaglio raramente basta, ma quando si sommano qualità, rarità e storia, il prezzo può impennarsi.

Ecco cosa guardano per primi gli esperti:

  • Qualità dei materiali: una “pasta” compatta e ben cotta (il corpo ceramico) suggerisce lavorazioni curate.
  • Smalti luminosi: nelle migliori maioliche, lo smalto appare pieno, brillante, con profondità nei colori.
  • Decorazione: scene figurate, motivi araldici, paesaggi, grottesche e istoriati richiedevano maestria e tempo.
  • Rarità: forme complesse o produzioni limitate diventano subito più desiderabili.
  • Stato di conservazione: restauri pesanti, crepe o integrazioni invasive possono ridurre molto il valore.
  • Marchio e provenienza: un segno sotto la base, e una storia documentata, fanno spesso la differenza.

Una parola chiave da tenere a mente è maiolica: se il tuo pezzo rientra in questa tradizione, specie in ambito rinascimentale o barocco, vale la pena approfondire.

I pezzi che gli antiquari cercano più spesso

Non è solo questione di “piatti belli”. Alcune tipologie sono strutturalmente più rare, perché costose da produrre o più fragili (quindi meno arrivate intatte fino a noi).

Occhio in particolare a:

  • Alzate e fruttiere, spesso con piede lavorato
  • Centrotavola e composizioni da parata
  • Zuppiere con coperchio (il coperchio originale è un punto enorme)
  • Servizi incompleti di alta qualità, se coerenti e ben conservati
  • Vassoi grandi, “da esposizione”, con decorazione complessa
  • Oggetti con stemmi o simboli di casate (da verificare con attenzione)

Se ti riconosci in uno di questi casi, non farti frenare da una piccola usura. Una lieve “patina” del tempo è normale, ciò che pesa davvero sono rotture strutturali e restauri non professionali.

Colore, “pasta” e forma: i segnali che contano

Quando mi capita di osservare ceramiche antiche dal vivo, mi accorgo che l’occhio, col tempo, impara a distinguere i dettagli “vivi” da quelli piatti.

Controlla:

  1. Smalto: è uniforme ma non plastico, con micro irregolarità naturali.
  2. Pasta: guarda il bordo non smaltato (se presente), deve risultare coerente con l’epoca, non gessosa o troppo bianca “moderna”.
  3. Forme complesse: manici, beccucci, piedini, coperchi, elementi applicati. Più lavorazione significa più costo, quindi più rarità.

Il potere della provenienza (quando la storia è scritta)

La provenienza storica non è una leggenda familiare, è una catena di informazioni. Se hai lettere, fotografie d’epoca, inventari, ricevute, o anche solo un passaggio ereditario ben ricostruito (per esempio da una famiglia nota o un palazzo), stai aggiungendo valore reale.

Non serve che l’oggetto sia “da museo”, ma i musei aiutano a capire il livello: il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza conserva decine di migliaia di opere, dalle produzioni medievali alle rinascimentali, e la Galleria Estense di Modena custodisce ceramiche legate alla storia estense. Se il tuo pezzo “dialoga” con quelle estetiche, è un indizio da non ignorare.

Come controllare i tuoi pezzi in modo pratico (prima della perizia)

Fallo come se stessi preparando un piccolo dossier, semplice ma serio:

  1. Fotografa fronte e retro, dettagli del decoro e soprattutto il marchio sotto la base (usa la modalità macro).
  2. Misura altezza e diametro, anche del coperchio se c’è.
  3. Annota tutto ciò che sai sulla provenienza (chi lo aveva, dove era conservato, in che città).
  4. Segna difetti e restauri visibili con foto ravvicinate.

A quel punto ha senso sentire un antiquario o una casa d’aste (per esempio Cambi) per una valutazione. Se ti dicono che non è un pezzo raro, avrai comunque messo ordine. Se invece emerge interesse, quel dossier accelera tutto.

E le ceramiche “più recenti” da collezione?

Anche qui c’è mercato. Alcune produzioni italiane del Novecento, comprese ceramiche d’autore e manifatture note (come Capodimonte o Richard-Ginori), possono raggiungere migliaia di euro, soprattutto con marchio leggibile, condizioni ottime e una storia chiara. È un collezionismo di nicchia, sì, ma proprio per questo, quando il pezzo giusto appare, attira subito attenzione.

Se in casa hai una zuppiera con coperchio, un’alzata elaborata o un servizio incompleto ma raffinato, il consiglio è uno solo: non liquidarlo come “vecchia ceramica”. Potrebbe essere, letteralmente, una piccola fortuna che stava aspettando di essere riconosciuta.

Redazione Pontina News

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