Hai vinto al Superenalotto? Ecco quanti soldi vanno davvero al notaio e perché è necessario

Ti confesso che ogni volta che sento la storia del “tizio che ha vinto con 1 euro e poi ha dovuto dare una fortuna al notaio” mi viene un doppio pensiero: da una parte l’emozione, perché chi non ha mai fantasticato sul colpo di scena? Dall’altra la voglia di capire, con calma, cosa succede davvero quando una vincita diventa importante. E la sorpresa, qui, è piuttosto netta.

La voce virale: Teramo, schedina da 1€ e parcella “obbligatoria”

Negli ultimi giorni è girata l’idea di un vincitore a Teramo che avrebbe centrato il “6” con una giocata minima e poi avrebbe pagato somme rilevanti a un professionista per incassare. Solo che, andando ai dati delle estrazioni citate (inizio febbraio 2026), la storia non torna.

Nel concorso n. 22 del 6 febbraio, ad esempio, i numeri estratti erano 6, 8, 17, 31, 36, 75 (con Jolly 90 e SuperStar indicata tra 82 e 83 nelle comunicazioni riportate). E soprattutto, punto chiave: non risulta alcun “6”. Il jackpot, infatti, è salito di valore proprio perché non c’è stato un vincitore di prima categoria.

Cosa è successo davvero in quell’estrazione (e perché conta)

Quando non c’è un “6”, la notizia vera è spesso più “fredda”, ma è quella che ti fa capire come funziona il montepremi. In quella tornata le vincite massime riportate sono state queste:

CategoriaVincitoriImporto cadauno (€)
5 punti528.661,01
4+SuperStar224.937,00
4 punti613249,37

Qui entra in gioco anche l’opzione SuperStar, che costa a parte e crea categorie dedicate (come “4 Stella”, “5 Stella” e così via), aumentando le combinazioni premiate.

Quindi, quanti soldi “vanno al notaio” per una vincita al SuperEnalotto?

La risposta, quella che risolve davvero il dubbio: non esiste un obbligo di pagamento al notaio per incassare una vincita al SuperEnalotto.

Non c’è una voce automatica “parcella del notaio” nel percorso di riscossione. Se vinci, non ti viene imposto di passare da un atto notarile solo per prendere i soldi.

Allora perché questa idea è così appiccicosa? Perché spesso si confondono due piani diversi:

  • incassare la vincita, che segue regole pratiche e amministrative
  • gestire la vincita, cioè proteggersi, pianificare, organizzare patrimoni e passaggi familiari

Nel secondo caso, un notaio può diventare utile, ma è una scelta, non un pedaggio obbligatorio.

Come si incassa davvero: documenti, soglie e tempi

In generale, per importi piccoli si può riscuotere in punti vendita autorizzati. Per importi più alti, si passa attraverso canali tracciabili, tipicamente banca o strutture abilitate, con:

  • documento d’identità e codice fiscale
  • titolo di gioco valido (schedina o ricevuta)
  • eventuali moduli richiesti per la riscossione

Le soglie operative possono variare in base alle procedure, ma l’idea è semplice: più l’importo cresce, più aumenta la necessità di identificazione e tracciabilità. E questo, a volte, viene raccontato male e trasformato nel mito del “devi pagare qualcuno”.

La vera trattenuta: tasse e netto in tasca

Se c’è una cifra che incide davvero sul premio, non è un costo notarile obbligatorio, ma la tassazione.

Le vincite risultano esenti fino a 500 euro. Oltre questa soglia, si applica un’imposta sostitutiva del 20% sulla parte eccedente. Per rendere l’idea: su un premio da 28.661 euro, il netto scende sensibilmente, e il calcolo reale dipende dalla quota tassata oltre i 500 euro.

Quando il notaio può servire davvero (ma dopo, non per incassare)

Se un jackpot diventa enorme, il “problema” non è ritirarlo, è non farsi travolgere dopo. In quel momento, le consulenze possono essere sensate per:

  1. pianificazione patrimoniale e donazioni
  2. gestione di immobili o società
  3. tutela familiare e accordi tra eredi
  4. separare finanze personali e spese impulsive con strumenti legali

Qui sì, possono esserci costi, ma sono legati a scelte concrete, non a un obbligo per riscuotere.

Il punto finale: la storia fa rumore, la procedura è più semplice

Se ti stavi chiedendo “ma davvero devo dare soldi al notaio per incassare?”, la risposta è no. Quello che è necessario è rispettare procedure di riscossione e accettare la tassazione prevista. Il resto, notaio incluso, entra in scena solo se vuoi gestire la tua nuova vita con più ordine e meno improvvisazione. E lì, paradossalmente, la spesa non è un prezzo da pagare, è una cintura di sicurezza.

Redazione Pontina News

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