C’è un momento, ogni anno, in cui molti contribuenti iniziano a chiedersi la stessa cosa: “E se quest’anno toccasse a me?”. Dal 1° gennaio 2026 quella sensazione sarà più concreta, non perché partiranno controlli a caso, ma perché i controlli diventeranno più mirati, più “intelligenti”, e soprattutto più difficili da ignorare.
Perché dal 2026 cambia passo (e perché non è panico, ma metodo)
L’Agenzia delle Entrate, con il suo Piano Integrato di Attività e Organizzazione, ha messo nero su bianco un obiettivo: aumentare i controlli sostanziali e ridurre le verifiche “a strascico”. Parliamo di circa 320.000 controlli dell’Agenzia e 75.000 verifiche della Guardia di Finanza, per un totale di 395.000 azioni.
La parola chiave qui è selezione: algoritmi, analisi ISA, e incrocio di oltre 200 banche dati. In pratica, non si cerca l’errore casuale, si cercano anomalie ripetute o “stonate” rispetto al profilo del contribuente.
Cosa guarderanno davvero: i segnali che accendono la spia
Non basta “dichiarare poco” per finire nel mirino. Il punto è dichiarare in modo incoerente rispetto a ciò che l’amministrazione riesce a ricostruire con i dati.
Ecco i principali parametri di rischio:
- ISA sistematicamente bassi o incoerenti con settore e territorio (gli Indici Sintetici di Affidabilità diventano un filtro sempre più centrale).
- Ricavi o redditi non allineati ai valori attesi per quel tipo di attività e area geografica.
- Pattern “strani”, per esempio anni alternati di regolarità e anomalie, oppure comportamenti fiscali irregolari ripetuti.
- Mancata risposta a comunicazioni e lettere di compliance, quelle che molti sottovalutano pensando “poi vediamo”.
- Incoerenze tra redditi dichiarati e movimentazioni bancarie, con obblighi antiriciclaggio più stringenti dal 9 aprile 2026.
Qui si inserisce un concetto semplice: il fisco non “indovina”, confronta. Se ciò che dichiari non regge il confronto con ciò che emerge dai dati, scatta l’approfondimento.
Bonus edilizi e Superbonus: la lente più grande è qui
Se c’è un’area che continuerà a essere sotto i riflettori è quella dei bonus edilizi, inclusi Superbonus, bonus casa e altre detrazioni. Perché? Perché negli ultimi anni sono passati importi enormi e, inevitabilmente, anche errori, ingenuità e irregolarità.
Tra le attività più citate c’è anche l’idea di controlli tipo “cantieri dichiarati ma non finiti”, con verifiche su:
- asseverazioni e congruità
- corretta gestione di CILA/SCIA
- tracciabilità dei pagamenti (bonifici corretti)
- variazioni catastali, rendite e aggiornamenti
Si parla fino a 200.000 controlli legati a bonus edilizi e Catasto, con supporti tecnologici (anche immagini satellitari e droni) per capire se un cantiere esiste davvero e a che punto è.
E c’è un dettaglio che molti dimenticano: la finestra temporale. Se una detrazione si spalma in 4, 5, 10 anni, gli accertamenti possono arrivare ben oltre, in alcuni casi fino al 2031-2032. Non è una minaccia, è la normale conseguenza della durata delle rate.
Collezionismo e “altri bonus”: cosa c’è di vero (e cosa no)
Sul collezionismo (monete, francobolli, vintage) circolano voci cicliche su presunti “bonus con ISEE”. Al momento, non emergono agevolazioni specifiche nuove dedicate a questo settore nel 2026. Resta un mercato interessante, ma non accompagnato da una misura fiscale ad hoc.
Diverso il discorso per Legge 104/92 e bonus sociali: qui sono previsti controlli più automatici e digitali (anche incroci INPS) per verificare requisiti e documentazione. In caso di mancanze, il rischio è revoca e restituzione delle somme.
La checklist pratica: cosa tenere pronto per dormire tranquilli
La cosa più utile, spesso, non è “fare di più”, ma documentare meglio. Soprattutto sui bonus edilizi.
| Area | Cosa fa scattare i controlli | Documenti essenziali |
|---|---|---|
| Bonus edilizi | Importi incoerenti, passaggi non chiari, pratiche incomplete | Fatture, bonifici parlanti, CILA/SCIA, asseverazioni, contratti |
Aggiungerei una regola semplice: tutto ciò che non è tracciabile è fragile. E in un sistema che incrocia dati in modo quasi automatico, la fragilità si nota subito.
Il punto finale: non è caccia al contribuente, è caccia all’incoerenza
Questi controlli non significano blocchi generalizzati per chi è in regola. Significano che la correttezza documentale verrà “premiata” anche solo perché evita perdite di tempo, richieste, chiarimenti e ansia.
Se vuoi una bussola per orientarti, pensa così: il 2026 segna l’era dei controlli guidati dai dati. E quando i dati parlano, l’unica risposta davvero solida è avere le carte in ordine e un profilo fiscale coerente, magari con un occhio attento a come funziona la fiscalità nel concreto, non solo in teoria.




