Ti dico la verità, molti immaginano che dopo l’assegno sociale scatti automaticamente una specie di “livello successivo”, la famosa pensione minima. In realtà non funziona così, e capirlo in tempo evita delusioni, ritardi e anche qualche ansia inutile davanti al portale.
La cosa più importante, non è una trasformazione automatica
Il passaggio non è un upgrade dell’assegno sociale. Quello che succede, quando ci sono i requisiti, è che si può chiedere una pensione di vecchiaia e, se l’importo risulta basso, valutare la possibile integrazione al minimo.
Se invece i contributi non ci sono, o sono insufficienti, non esiste una “pensione minima” a cui passare. In quel caso l’assegno sociale resta la tutela principale, con le sue regole di reddito e residenza.
I requisiti essenziali, quelli che decidono tutto
Per arrivare alla pensione (e poi, eventualmente, all’integrazione) servono alcuni pilastri molto concreti:
- Età: in genere 67 anni
- Contributi: in genere almeno 20 anni (qui si gioca la partita)
- Residenza: stabile e legale in Italia
- Reddito: entro i limiti previsti per ottenere l’integrazione al minimo
Il punto è che l’assegno sociale nasce come prestazione assistenziale, mentre la pensione nasce dai contributi. È come passare da un sostegno legato alla situazione economica a un diritto previdenziale costruito nel tempo.
Importi a confronto, cosa cambia davvero (dati citati per 2026)
A volte basta un colpo d’occhio per capire perché il tema interessa così tanto.
| Voce | Importo indicativo | Note |
|---|---|---|
| Pensione minima (2026) | 611,85 euro mensili lordi | soglia minima indicata per il 2026 |
| Pensione minima con maggiorazione straordinaria (1,3%) | circa 619,80 euro mensili lordi | se spettante |
| Assegno sociale (2025) | circa 538,69 euro mensili | importo indicativo 2025 |
Per l’assegno sociale, contano anche le soglie di reddito annuo (sempre con valori indicativi 2025): circa 7.002,97 euro per single e 14.005,94 euro per coniugati. È un dettaglio che spesso viene sottovalutato, ma è decisivo.
Come funziona l’integrazione al minimo, in parole semplici
Immagina questa scena, molto comune: presenti domanda di pensione, l’INPS ti calcola una pensione “base” e l’importo esce basso perché hai avuto lavori discontinui, part-time, o periodi non coperti. Ecco dove entra l’integrazione al minimo, che può alzare l’importo fino alla soglia prevista, ma solo se rientri nei requisiti di reddito.
In pratica:
- ottieni la pensione di vecchiaia (se hai i contributi richiesti),
- se l’importo è basso, si valuta l’integrazione al minimo,
- se l’integrazione è riconosciuta, la pensione può arrivare alla soglia “minima”.
E attenzione a un passaggio cruciale: quando la pensione viene riconosciuta, l’assegno sociale viene revocato e subentra la pensione (eventualmente integrata). Non si sommano.
Perché l’integrazione può non arrivare (anche con la pensione riconosciuta)
Qui spesso si inciampa. L’integrazione può essere ridotta o azzerata se:
- ci sono buchi contributivi o non si raggiungono i requisiti (soprattutto i 20 anni),
- hai contributi in gestioni diverse, che possono richiedere ricongiunzione o totalizzazione,
- stai valutando contributi volontari, utili ma da stimare bene,
- i redditi personali o coniugali superano le soglie previste, e allora l’integrazione non spetta o si riduce.
Insomma, non basta “avere 67 anni”, serve un quadro complessivo coerente.
E la maggiorazione sociale, il famoso “incremento”
Oltre al minimo, esiste la maggiorazione sociale (nota anche come incremento al milione), pensata per chi ha redditi molto bassi. Può aggiungere fino a 156,44 euro al mese. Non è automatica per tutti, e dipende sempre da requisiti economici e dalla situazione individuale.
Come si fa la domanda, e cosa aspettarsi
La domanda di pensione di vecchiaia si presenta online, tramite patronato o presso le sedi competenti del INPS. Il consiglio pratico è semplice: prima di inoltrare tutto, controlla l’estratto conto contributivo e chiarisci eventuali periodi “sparsi” tra gestioni diverse.
Così il “passaggio” smette di essere un mistero: non è un salto automatico, è una nuova prestazione, con regole precise. E quando i requisiti ci sono, può davvero fare la differenza sul tuo assegno mensile.




