Ci sono domande che arrivano sempre nello stesso momento, quando la testa è altrove e il tempo sembra stringere. Una di queste è: “E adesso, cosa spetta a chi resta?”. La pensione di reversibilità non toglie il dolore, ma può dare un appiglio concreto, se si capisce subito chi ne ha diritto e quanto può arrivare nel 2026.
Che cos’è, in parole semplici
La pensione di reversibilità è la quota della pensione (o della pensione “maturata”) di una persona deceduta che viene riconosciuta ai familiari superstiti, a patto che ci siano i requisiti. Non è automatica: va presentata domanda all’INPS.
Chi può richiederla nel 2026
Qui la regola è chiara: prima vengono i familiari più vicini, poi, solo in loro assenza, gli altri.
Beneficiari prioritari
- Coniuge superstite, anche separato.
- Coniuge divorziato, se ha diritto all’assegno stabilito dal giudice.
- Parte dell’unione civile, secondo le regole equiparate.
- Figli (anche equiparati), che possono rientrare se:
- minorenni, oppure
- studenti a carico, entro i limiti previsti, oppure
- inabili al lavoro e a carico.
In mancanza di coniuge e figli
- Genitori con più di 65 anni, a carico del defunto e in genere non titolari di pensione.
- Fratelli e sorelle non coniugati, inabili e a carico, quando non ci sono altri aventi diritto.
Per i non coniugi, la parola chiave è dipendenza economica, cioè la reale situazione di “vivere grazie” al sostegno del defunto, documentabile con elementi coerenti (convivenza, mantenimento, spese ricorrenti).
Requisiti legati al defunto
La prestazione può nascere in due casi:
- il defunto era già pensionato, oppure
- era assicurato con contributi sufficienti, di solito:
- almeno 15 anni di contributi, oppure
- almeno 5 anni, di cui 3 versati nei 5 anni precedenti al decesso.
Quanto spetta: le percentuali base
L’importo si calcola sulla pensione del defunto (o su quella “teorica” se non era ancora pensionato). Le percentuali più comuni sono:
Se c’è il coniuge
- 60% al coniuge da solo
- 80% a coniuge con 1 figlio
- 100% a coniuge con 2 o più figli
Se non c’è il coniuge (solo figli)
- 70% con 1 figlio
- 90% con 2 figli
- 100% con 3 o più figli
Nel 2026 entrano in gioco anche la rivalutazione e i meccanismi collegati al trattamento minimo. In termini pratici, con un minimo indicativo intorno a 611 euro mensili, i calcoli reali possono portare un coniuge solo a cifre che, tra quota e possibili maggiorazioni, si collocano spesso nell’ordine di qualche centinaio di euro, con variazioni forti in base alla pensione originaria.
Attenzione: i tagli per limiti di reddito
Un punto che sorprende molte persone è questo: la reversibilità può subire una riduzione se chi la riceve ha redditi propri oltre certe soglie (tipicamente redditi da lavoro, altre pensioni e redditi imponibili IRPEF). Di norma non rientrano nel conteggio voci come TFR, prima casa di abitazione e alcuni arretrati tassati separatamente.
Ecco le fasce 2026 indicate:
| Reddito annuo personale | Riduzione dell’assegno |
|---|---|
| Fino a 23.862,15 € | Nessuna |
| 23.862,15 € fino a 31.816,20 € | 25% |
| 31.816,20 € fino a 39.769,25 € | 40% |
| Oltre 39.769,25 € | 50% |
Nota importante: in genere i tagli non si applicano se nel nucleo ci sono figli minorenni, studenti a carico o disabili.
Decorrenza: da quando parte
La decorrenza è, di regola, dal primo giorno del mese successivo al decesso. Proprio per questo conviene muoversi presto: non è una prestazione che “si attiva da sola”.
Come presentare la domanda (senza impazzire)
Puoi richiederla:
- online tramite servizi INPS (accesso digitale),
- tramite patronato,
- agli sportelli abilitati.
Prepara, in genere:
- certificato di morte,
- documenti che provano parentela o diritto (separazione, divorzio, assegno),
- dati su redditi e situazione familiare,
- eventuale documentazione di carico e inabilità.
Il consiglio più semplice, ma decisivo, è conservare una cartella con copie di tutto: quando si parla di reversibilità, la chiarezza dei documenti spesso fa la differenza tra una pratica lineare e settimane di richieste integrative.




