Chi affitta casa lo sa bene: quando si firma un contratto di locazione, una delle prime domande riguarda quanto durerà davvero l’accordo. Nel caso dell’affitto a canone concordato, la legge prevede una durata precisa che proprietari e inquilini devono rispettare.
Questo tipo di contratto, disciplinato dalla normativa italiana sugli affitti, segue una formula ben definita: 3 anni più 2 di rinnovo automatico.
La durata minima del contratto
Nel caso dell’affitto a canone concordato, la durata minima prevista è di 3 anni. Alla scadenza di questo periodo, il contratto si rinnova automaticamente per altri 2 anni, salvo che una delle parti comunichi la disdetta.
La disdetta deve essere inviata con almeno 6 mesi di preavviso prima della scadenza dei primi tre anni.
In pratica il meccanismo funziona così:
- durata iniziale: 3 anni
- rinnovo automatico: altri 2 anni
- successivamente: rinnovi automatici di 2 anni in 2 anni, salvo disdetta
Questo schema è spesso indicato come contratto 3+2 ed è regolato dalla legge sulle locazioni abitative, consultabile anche nella voce dedicata alla locazione.
Molti proprietari lo scelgono perché può offrire vantaggi fiscali, mentre per gli inquilini garantisce canoni generalmente più contenuti, stabiliti in base ad accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini.
La differenza rispetto al canone libero
Per capire meglio la particolarità del canone concordato basta confrontarlo con l’altra formula più diffusa.
- Canone concordato: durata 3+2
- Canone libero: durata 4+4
Nel secondo caso il contratto dura quattro anni e si rinnova automaticamente per altri quattro.
Altre tipologie di contratti di affitto
La legge prevede anche soluzioni con durate diverse, pensate per esigenze specifiche.
Contratti transitori
- durata da 1 a 18 mesi
- non prevedono rinnovo automatico
- devono essere motivati da esigenze temporanee
Contratti per studenti universitari
- durata da 6 a 36 mesi
- rinnovabili
- destinati a studenti fuori sede
Un passaggio obbligatorio: la registrazione
Dopo la firma, il contratto deve essere registrato all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni. La registrazione rende l’accordo valido dal punto di vista fiscale e tutela entrambe le parti.
Nella pratica, molti proprietari e inquilini verificano prima della firma gli accordi territoriali del proprio comune, perché è proprio da lì che dipende il calcolo del canone concordato e la corretta impostazione del contratto. Conoscere queste regole evita errori e permette di gestire l’affitto con maggiore sicurezza fin dall’inizio.




