Quanto guadagnano davvero i tabaccai con i Gratta e Vinci: cifre e requisiti

Entri in tabaccheria, chiedi un pacchetto di sigarette e, quasi d’impulso, aggiungi un Gratta e Vinci da 5 euro. È proprio in quel gesto rapido, che si ripete centinaia di volte al giorno in molti punti vendita, che si capisce come guadagna davvero il rivenditore. La risposta è meno misteriosa di quanto sembri: il tabaccaio non guadagna dalla vincita del cliente, ma da una commissione fissa su ogni biglietto venduto.

Quanto incassa il tabaccaio su ogni biglietto

Il meccanismo è lineare. Sul valore del Gratta e Vinci venduto, il rivenditore trattiene in genere un aggio dell’8%. Questo significa che:

  • su un biglietto da 1 euro, il guadagno è di 0,08 euro
  • su un biglietto da 5 euro, il guadagno è di 0,40 euro
  • su un biglietto da 10 euro, il guadagno è di 0,80 euro

La parte importante è questa: il compenso resta lo stesso sia se il biglietto è perdente, sia se il cliente vince. I premi, infatti, vengono gestiti secondo le regole pubbliche del gioco e non pesano economicamente sul rivenditore.

Chi lavora nel settore lo sa bene: il biglietto “fortunato” può attirare curiosità e aumentare il passaggio in negozio, ma non cambia la percentuale di guadagno sul singolo pezzo venduto.

Il vero fattore che conta, il volume

Se il margine su ogni tagliando è relativamente contenuto, il guadagno reale nasce dall’accumulo delle vendite. Una rivendita in stazione, vicino a un mercato o in una zona molto frequentata può vendere numeri molto alti nell’arco della giornata. Ed è lì che l’8% diventa interessante.

Facciamo un esempio semplice. Se in un mese vengono venduti 10.000 euro di Gratta e Vinci, l’aggio lordo è di 800 euro. Se il volume sale a 30.000 euro, il ricavo lordo sale a 2.400 euro. Naturalmente si parla di importi lordi, che poi vanno letti insieme ai costi dell’attività, come personale, affitto, utenze e altri oneri.

Per questo molti operatori spiegano che i Gratta e Vinci, da soli, raramente bastano a sostenere un’intera attività, a meno di trovarsi in punti vendita con un flusso molto elevato. In alcune valutazioni di settore, per coprire strutture con più dipendenti servono aggi complessivi molto alti, anche nell’ordine di decine di migliaia di euro al mese, ma il dato può variare parecchio in base alla città, ai costi fissi e al mix di prodotti venduti.

Chi può venderli davvero

La vendita non è libera. Per proporre Gratta e Vinci servono autorizzazioni specifiche e l’inserimento nella rete ufficiale controllata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. In pratica, non basta aprire un negozio qualsiasi.

Tra le attività che possono essere abilitate ci sono:

  • tabacchi
  • bar tabacchi
  • edicole in casi previsti
  • bar o autogrill autorizzati

Questo sistema serve a garantire tracciabilità, regole uniformi e controllo sulla distribuzione dei tagliandi.

Un dettaglio che chiarisce molti dubbi

I Gratta e Vinci arrivano già stampati, numerati e distribuiti secondo procedure centralizzate. Il rivenditore non decide quali biglietti riceve e non può influenzare la sequenza delle vincite. È un punto importante, anche per chi pensa che il negoziante sappia in anticipo dove si trovano i premi più alti: in pratica, non funziona così.

Come capire se un punto vendita è in regola

Per chi compra, una verifica semplice consiste nel controllare che il punto vendita esponga le autorizzazioni e il materiale ufficiale del circuito di gioco. Anche il terminale dedicato e la gestione delle ricevute sono segnali utili. Se qualcosa appare improvvisato o poco chiaro, meglio chiedere informazioni prima di acquistare.

Alla fine, il guadagno del tabaccaio sui Gratta e Vinci è molto più simile a quello di una vendita ad alto volume che a una scommessa sulla fortuna. Per chi gestisce il negozio contano soprattutto passaggio, continuità e autorizzazioni corrette. Per chi compra, invece, resta una spesa da fare con misura, sapendo che dietro il banco c’è una percentuale fissa, non un segreto nascosto nei biglietti.

Redazione Pontina News

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