C’è un momento, ogni anno, in cui guardo l’albicocco e mi viene la tentazione di “metterlo a posto” con le cesoie. L’aria è ancora fredda, i rami sono nudi, tutto sembra semplice. Eppure proprio qui si nasconde l’errore che può costarti la prossima raccolta.
Perché a metà febbraio è una cattiva idea
A febbraio l’albicocco è in una fase delicata: sembra fermo, ma in realtà sta già preparando la ripartenza. Fare tagli adesso significa lasciargli ferite esposte proprio quando:
- l’umidità ristagna più a lungo,
- le gelate possono colpire i tessuti appena tagliati,
- la cicatrizzazione è lenta.
Il rischio più temuto è la gommosi, quella “lacrima” ambrata che vedi colare dai tagli o dalle spaccature. Non è solo un difetto estetico: spesso è il segnale che la pianta sta reagendo a stress, infezioni o danni da freddo. Su drupacee come albicocco, pesco e ciliegio, questi stress invernali pesano parecchio sulla futura fruttificazione.
In pratica, potare in pieno inverno può tradursi in tagli che non chiudono bene, ingressi più facili per patogeni e, alla fine, rami che l’anno dopo portano meno fiori. E se i fiori diminuiscono, il finale è prevedibile.
Il momento esatto: fine estate, dopo la raccolta
La finestra più consigliata per la potatura principale dell’albicocco è tra fine agosto e settembre, con possibilità di arrivare fino a ottobre nelle zone più miti, sempre dopo la raccolta.
Perché funziona così bene? Perché la pianta è ancora attiva, il legno “lavora”, e le ferite:
- cicatrizzano più rapidamente,
- rischiano meno infezioni,
- aiutano la pianta a organizzare le gemme a fiore per la stagione successiva.
È come fare manutenzione quando il clima è favorevole, invece che durante la fase più fragile dell’anno.
E se vivo in una zona fredda? L’alternativa sensata
Se l’estate è breve o gli autunni sono molto umidi e freddi, alcuni preferiscono spostare un intervento leggero a marzo-aprile, quando il rischio gelate è ormai alle spalle ma le gemme non sono ancora esplose.
Attenzione però: in questo caso valgono due regole d’oro:
- niente potature drastiche,
- tagli piccoli e mirati, solo per sistemare la struttura.
L’obiettivo non è “rifare l’albero”, ma accompagnarlo.
Potatura principale e potatura verde: non sono la stessa cosa
Molti confondono i due interventi. In realtà, alternarli bene è il segreto per un albicocco regolare.
- Potatura principale (fine estate): serve a rinnovare, sfoltire e impostare la produzione.
- Potatura verde (primavera-estate): serve a correggere l’eccesso di vigore, far entrare luce e aria, contenere i rami che scappano.
La potatura verde, fatta tra marzo e maggio (o anche a cavallo della raccolta, tra luglio e agosto), è utile per evitare chiome troppo dense e ridurre l’alternanza, quella situazione in cui un anno fa tantissimo e l’anno dopo quasi niente.
Come potare senza perdere frutti: mosse pratiche
Qui l’immagine mentale che mi aiuta è questa: l’albicocco vuole respirare e illuminarsi, non essere “svuotato”.
Ecco una checklist concreta, soprattutto per un albero adulto:
- elimina prima i rami secchi o malati,
- togli quelli incrociati o che puntano verso l’interno,
- riduci l’altezza con taglio a ritroso, tornando su una branca laterale ben posizionata,
- rispetta i rami produttivi, come brindilli e mazzetti di maggio, perché spesso è lì che nasce la raccolta.
E non sottovalutare la tecnica: strumenti ben affilati e disinfettati (anche con una soluzione tipo amuchina) riducono molto i problemi fungini. La potatura, in fondo, è una piccola chirurgia.
Giovane albicocco: pochi tagli, ma ben pensati
Nei primi 2-3 anni si lavora più di struttura che di produzione. L’impostazione a vaso è tra le più comuni: aiuta luce e gestione. In questa fase conta più la coerenza che la forza: tagli misurati, orientati a creare 3-4 branche principali equilibrate.
La regola che salva la stagione
Se sei a metà febbraio e stai per potare, fermati un attimo: l’albicocco non perdona gli eccessi in inverno. Rimanda la potatura di produzione a fine estate e usa questo periodo solo per osservare la struttura e segnarti i rami da intervenire più avanti.
È un piccolo cambio di calendario, ma spesso fa la differenza tra un albero “bello” e un albero davvero carico di frutti. Per capire il contesto botanico, ricorda che l’albicocco è una drupacea, quindi particolarmente sensibile ai tagli nei momenti sbagliati.



