Entri in una galleria, vedi un piccolo dipinto che starebbe benissimo in salotto e chiedi il prezzo. La sorpresa, dal 1° luglio 2025, è che in alcuni casi il conto può essere più leggero grazie a una novità fiscale che riguarda opere d’arte e oggetti da collezione. Non si tratta della classica detrazione da inserire nella dichiarazione dei redditi, ma di una misura che può incidere subito sul costo finale.
Cosa cambia davvero dal 1° luglio 2025
Il Decreto-legge 30 giugno 2025 n. 95, conosciuto come Decreto Omnibus, ha ridotto l’IVA dal 10% al 5% per la cessione e l’importazione di opere d’arte e di alcuni beni da collezione, purché si sia fuori dal regime speciale del margine.
Tradotto in modo semplice, significa che chi acquista determinate opere può beneficiare di un’imposta più bassa rispetto a prima. Questo può rendere più accessibile un acquisto fatto per passione, per arredamento o anche come forma di diversificazione patrimoniale, sempre tenendo presente che il valore di un’opera dipende da autenticità, provenienza, stato di conservazione e domanda di mercato.
Quali beni rientrano nell’agevolazione
La riduzione riguarda, in particolare:
- quadri e pitture
- disegni eseguiti a mano
- collage
- mosaici
- incisioni e stampe originali
- alcuni oggetti d’antiquariato
Per l’antiquariato, la soglia si alza: il bene deve avere almeno 100 anni oppure essere collegato ad artisti scomparsi da oltre 70 anni. È un dettaglio importante, perché in passato i riferimenti temporali erano diversi e questo cambia la platea degli oggetti che possono beneficiare del trattamento fiscale più favorevole.
Attenzione a un punto, non è sempre automatico
Qui entra in gioco l’aspetto pratico che collezionisti e professionisti controllano subito. La riduzione al 5% non si applica al regime del margine, cioè quel sistema fiscale spesso usato nel commercio di beni usati, d’antiquariato o da collezione, in cui l’imposta si calcola sulla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto.
Per capire se l’agevolazione si applica davvero, conviene verificare:
- tipo di bene, opera d’arte o antiquariato secondo le definizioni fiscali
- modalità di vendita, se fuori o dentro il regime del margine
- documentazione, fattura, scheda dell’opera, provenienza, eventuale perizia
- valore dichiarato, perché sotto 13.500 euro può essere ammessa l’autocertificazione
Nella pratica, chi compra con attenzione non guarda solo il cartellino. Chiede sempre se l’opera ha una documentazione chiara, se la fattura riporta correttamente il trattamento fiscale e se ci sono riferimenti utili per la futura rivendita o per la semplice tutela dell’acquisto.
C’è anche un’altra agevolazione, l’Art Bonus
Accanto a questa novità, resta attivo l’Art Bonus, che è un vero credito d’imposta del 65% per chi effettua erogazioni liberali a favore della cultura e dello spettacolo. È una misura diversa rispetto alla riduzione IVA, perché non abbassa il prezzo di acquisto di un’opera privata, ma premia chi sostiene interventi culturali riconosciuti.
Il recupero avviene in quote annuali, secondo le regole previste, ed è una leva importante per chi vuole contribuire alla tutela del patrimonio culturale.
Come muoversi senza errori
Se stai pensando a un acquisto, ci sono tre controlli semplici che fanno la differenza:
- chiedi se il bene rientra nella categoria fiscalmente agevolata
- verifica se la vendita è fuori regime del margine
- confrontati con un fiscalista o con il tuo commercialista, soprattutto se l’acquisto è rilevante
Per il 2026 si parla anche di un possibile passaporto digitale delle opere, utile per la tracciabilità e per una maggiore trasparenza del mercato. Sarebbe un passo interessante, soprattutto in un settore dove certificazione e provenienza contano quasi quanto l’oggetto stesso.
Chi guarda un quadro, una stampa o un mobile d’epoca oggi ha quindi un motivo in più per informarsi bene: una fiscalità più favorevole può aiutare, ma il vero affare nasce quando bellezza, documenti in regola e corretta applicazione delle norme stanno insieme.




