Il cedolino della pensione arriva, si guarda la cifra finale e subito nasce la domanda: quanto è davvero aumentata? Per i pensionati statali il punto centrale, anche nel 2025 e nel 2026, è la rivalutazione, cioè l’adeguamento degli assegni al costo della vita, con meccanismi che cambiano in base all’importo percepito.
La prima cosa da chiarire è semplice: non esistono aumenti separati solo per gli ex dipendenti pubblici. Le regole seguono in generale i criteri fissati dalla Legge di Bilancio e applicati dall’INPS, con importi e percentuali che dipendono dalle fasce di pensione registrate nel Casellario centrale.
Cosa cambia nel 2025
Per il 2025 la perequazione, cioè l’adeguamento legato all’inflazione, è stata indicata in via provvisoria nello 0,8%. A questo si aggiunge un bonus straordinario del 2,2% per chi percepisce trattamenti sotto il minimo.
In pratica, il quadro è questo:
| Fascia pensione | Rivalutazione effettiva 2025 |
|---|---|
| Sotto il minimo | 3% complessivo |
| Fino a 4 volte il minimo | 0,8% |
| Da 4 a 5 volte il minimo | 0,72% |
| Oltre 5 volte il minimo | 0,6% |
Il riferimento del trattamento minimo 2024 era 598,61 euro, mentre nel 2025 il valore consolidato si colloca intorno a 603,40 euro. Per chi prende assegni più bassi, l’effetto del bonus è quindi più visibile. Chi invece ha pensioni più alte noterà aumenti più contenuti, perché il sistema applica percentuali ridotte alle fasce superiori.
Le cifre attese per il 2026
Per il 2026 la rivalutazione ordinaria provvisoria sale all’1,4%, con un bonus straordinario dell’1,3% sul minimo.
Le percentuali per fascia sono queste:
| Importo pensione lorda | Tasso effettivo 2026 |
|---|---|
| Fino a 4 volte il minimo | 1,40% |
| Da 4 a 5 volte il minimo | 1,26% |
| Oltre 5 volte il minimo | 1,05% |
Sul trattamento minimo, le stime attuali indicano un passaggio da circa 603,40 euro a 611,85 euro, che con il bonus può arrivare a circa 619,80 euro. Sono importi da leggere sempre con prudenza, perché il dato definitivo dipende dai provvedimenti annuali e dagli arrotondamenti applicati.
Il dettaglio che conta per chi ha una pensione contributiva o mista
C’è poi un aspetto meno noto ma importante, soprattutto per chi è andato in pensione con sistema contributivo o misto: la rivalutazione del montante contributivo. In parole semplici, è il capitale virtuale dei contributi versati durante la vita lavorativa, che viene aggiornato ogni anno.
Per il montante al 31 dicembre 2025 il coefficiente indicato è 1,040445. Nel 2024 era 1,036622. Questo significa che i contributi accumulati vengono rivalutati con un tasso legato all’andamento medio del PIL nominale del quinquennio precedente, comunicato da Istat e Ministero del Lavoro.
Chi segue queste pratiche da vicino, come patronati e consulenti previdenziali, controlla sempre questo dato quando deve stimare l’importo di una futura pensione, perché anche una piccola variazione del coefficiente può incidere sul risultato finale.
Come verificare se l’aumento è corretto
Per evitare confusione conviene fare tre controlli pratici:
- verificare l’importo lordo mensile, non solo il netto
- controllare in quale fascia si colloca la pensione
- leggere il cedolino INPS e l’eventuale voce relativa a conguagli o recuperi
Negli ultimi anni, infatti, ci sono stati anche casi di recupero di bonus non spettanti, quando il reddito complessivo ha superato le soglie previste. Per questo il netto accreditato può non coincidere subito con l’aumento teorico annunciato.
Per i pensionati statali la regola utile è questa: non fermarsi alla percentuale scritta nei titoli. Conta la fascia di appartenenza, conta il lordo, e conta anche l’eventuale presenza di bonus o conguagli. Bastano pochi minuti sul cedolino per capire se l’aumento ricevuto è coerente con le nuove regole.




